Osteria La Tecchia – Menù di San Martino

Complice un giretto alla Fiera di San Martino a Pietrasanta nell’ora di pranzo ho deciso di andare a provare un altro ristorante aderente all’iniziativa “Menù di San Martino”. Data la sua tipicità e visto che è il ristorante preferito da alcuni amici, ho scelto L’Osteria La Tecchia a Porta a Lucca, comodamente raggiungibile a piedi da Piazza Duomo. Si offrivano due alternative, quella di mare e quella di terra; io ho scelto la seconda, in cui si proponevano:

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Ero già passata dall’Osteria ad inizio settimana incuriosita dal menù, ma mi è stato riferito con stupore che era troppo presto per l’offerta di San Martino e che avrebbero cominciato dal 10 novembre: sulla brochure però c’era scritto che il menù sarebbe stato sempre disponibile sia a pranzo che a cena. Già qui si parte con poca organizzazione, ma magari non dipende nemmeno da loro, non saprei…
Almeno sabato a pranzo è andata in porto! Si dava per scontato che avessi ordinato il menù di mare (il ristorante è conosciuto per l’ottimo pesce) ma, come ripeto, ho optato per quello di terra perché più tradizionale ed autunnale. Nonostante fossi la prima cliente il pranzo ha tardato un po’ ad arrivare, ma niente di insopportabile: avessi avuto del pane avrei spiluccato qualcosa nel frattempo, ma il cestino con vari panini e focaccia buoni e caldi mi sono stati portati durante il pasto.
Antipasto buono, ma avvilente: un po’ povero, di poca sostanza, più adatto ad un’entrée che ad una prima portata. Il piatto consisteva infatti in due singoli crostini di polenta con salsiccia e cavolo nero (mi sapeva più di spinacio, però): molto buono (avrei fatto la polenta un po’ più saldina però: si spappolava un pochetto), ma davvero poco.

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Il primo è la portata che più mi è piaciuta: davvero un buon risotto; magari un po’ più all’onda, magari con più castagna per renderlo più caratteristico e renderlo differente da un semplice risotto con verdure, ma in generale apprezzabile e penso che lo riproverò a fare a casa.

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Come si percepiva già dall’antipasto, si nota poco cuore in questo menù purtroppo: guardate le differenze di presentazione del solito piatto (foto presa dalla loro pagina facebook): chiama e rispondi, eh…

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Il secondo sì che era una porzione abbondante, manco sono riuscita a finirla. Impiattamento rustico ma curato, carne buona anche se non per tutti i denti e…contorno a sorpresa, dato che sul menù non era indicato: mica tanto una sorpresa poi, dato che era la stessa farcitura della polenta: cavolo nero (o quello che era) con salsicce. Una bomba in sostanza, che ha reso il piatto buono certo, ma bello pesantuccio; sono pure di bocca assai buona, ma non sono riuscita a finirlo. Con questa portata ho avuto però la conferma che il menù non è stato stilato con molta attenzione e con le regole dovute, bensì tirato lì tanto per presentare qualcosa. Mea culpa che sono andata a mangiare carne in un ristorante specializzato in pesce, ma se si mette sulla carta, si deve saper cucinare: è buono sì un pranzo a base di salsiccia, ma di certo non si esternano nemmeno le capacità del cuoco, di cui mi si è parlato davvero bene. Non è neanche questione di saper cucinare bene la carne, ma è proprio questione di elaborazione di menù: stessi ingredienti per l’antipasto ed il secondo, maiale per antipasto, secondo e contorno e due dosi di maiale nel fine pasto. Davvero sbilanciato.

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Al momento del dessert ero sazia, di grazia era piccolo piccolo: nulla da ridire sulle porzioni, così che era a base di gianduja magari era bello “carico” e qualche cucchiaiata sarebbe bastata. Penso che sia la prima volta che mi capita di lasciare un dolce nel piatto. Era un malloppone un po’ gommoso e proprio non mi piaceva come sapore, c’era qualcosa (non so cosa) che esaltava troppo l’acidità. E pensare che il gianduja è una delle mie qualità preferite di cioccolato…anzi, a dirla tutta mi sono decisa su questo menù per la salivazione che è aumentata solo nel leggere cosa ci fosse di dessert. Una delusione.

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Anche perché guardate come è stato presentato nel video promozionale: Bella differenza eh? A cominciare dal tipo di cioccolato (belga fondente?! Ma non era gianduia?) per finire con la decorazione di arancia a vivo e dalla riduzione al vino rosso (a me è stato servito un topping al cioccolato confezionato).

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Poca professionalità e poca attenzione al cliente.
Il menù degustazione sono un po’ una lama a doppio taglio, non tutti ne vedono il potenziale. C’è chi la tira lì tanto per o per aumentare il guadagno propone roba da poco o chi lo vede, giustamente, come un biglietto da visita del proprio locale: assaggi dalla carta che meritano, che invoglino il cliente a ritornare e ordinare le altre alternative. Quest’ultima filosofia non è quella de La Tecchia. E con 25€ si poteva offrire davvero qualcosa di particolare, buono e accattivante senza perdere in guadagno, soprattutto poi se a base di terra. In toto poi ho speso 29€ col coperto e l’acqua, che erano esclusi dalla degustazione.
In sostanza ho pagato 30€ per mangiare come ad un C.R.O. dove però mangio di più ed a 12€ tutto compreso. La prossima volta vado a Solaio.

 

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