Cecina : quando la Merenda era Unta

Cecina

Avete visto che quest’anno il Luna Park è ritornato dopo anni alla Pesa? Quanti ricordi! In quelle tre settimane le vasche in Via di Mezzo del sabato pomeriggio si allungavano fino là. Ne ho un ricordo ben limpido: i jeans scampanati, le risate sul tagadà, il bomber, gli anfibi, i primi amori, gli autoscontri…e la merenda unta. Un bel pezzo di cecina calda. Eh sì perché si stava fuori tutte le ore del pomeriggio, fino a sera, quindi lo spuntino che scaldava ci voleva.

 
E come ogni gruppetto aveva la propria zona di Via di Mezzo, ogni gruppo aveva la propria zona pure al Luna Park. Ma anche la propria pizzeria a taglio di riferimento, dove si riforniva di cecina bella calda. In quei primi anni ’90 ce n’erano un po’ di più, di pizzerie. Poi PUFF sono sparite. Per poi ritornare, meno male!

 
Mi ricordo che a volte ne prendevo pure qualche etto da asporto rientrando a casa. Di tradizione a casa mia di sabato sera si mangiava la pizza, quindi la portavo per il tipico mix pizza-focaccia-cecina. Adesso non si esce quasi più (ma esistono sempre le vasche di sabato pomeriggio?). E quindi la cecina me la faccio da sola. Ho dovuto fare qualche prova, perché pur essendo una ricetta apparentemente facile il risultato non è poi così scontato. Ma con queste dosi mi viene sempre perfetta. Se le cambiate ricordatevi che per la riuscita il rapporto farina/acqua deve essere sempre di 1 a 3.

 

Dosi per 3-4 porzioni
Dosi per una teglia da 28 cm

100 gr Farina di Ceci
300 g Acqua
4 Cucchiai di Olio Extra Vergine d’Oliva + quello per la Teglia
1 Cucchiano di Sale
Pepe in abbondanza

 

La preparazione è rapidissima. E’ la posa ad esser lunga. Per la pastella basta amalgamare in una ciotola la farina di ceci setacciata, acqua, olio e sale. Usate una frusta che scioglie meglio i grumi. Mescolare velocemente per qualche secondo, non di più, o si va a formare troppa aria: la pastella infatti non deve gonfiare né fare schiuma, basta solo che si sciolga bene la farina, senza grumi; se è ben setacciata ci vuole davvero pochissimo. La pastella deve risultare liquida, ma con una consistenza morbida.

 
A questo punto va messa a riposare in frigo, coperta. Per quanto? Io conto almeno 4 ore, ma più ci sta meglio è. Io spesso la faccio a sera per cuocere la cecina l’indomani.
Preriscaldate il forno a temperatura molto alta (240-260°C). Ungente abbondantemente la teglia. Ma tanto eh? Perché se non possedete la costosa teglia proprio per la cecina, essa vi rimarrà attaccata che è un piacere. Se volete andare sul sicuro, ungete della carta da forno e foderate la teglia con questa. Quindi versatevi la pastella, dopo averle dato una veloce rimestata.

 
La cottura va dai 30-40 minuti, dipende dal forno che uno ha. Il mio è ritardato, quindi c’ha messo 1 oretta (ma non scalda bene, quindi la temperatura era ben minore). Comunque guardate la superficie: quando sarà rappresa con una crosticina dorata la cecina è pronta.
Si mangia caldissima, tiepida, ghiaccia. E’ bona sempre, in sostanza. Si serve tipicamente con un’abbondante macinata di pepe nero. La maniera tipica per gustarsela è come companatico, in mezzo ad una focaccia coi “diti” bella unta. A me piace mangiata da sola. A chilate. Caldissima e bella peposa. Buon Pro vi faccia!

 
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